Mi rendo conto che è un problema ozioso, e che quindi genererà un post inconcludente, ma ogni volta che leggo un libro con le note torno a pensarci.
Sono un’assoluta e convinta sostenitrice delle note a piè pagina, tanto da aver intitolato così anche una categoria di questo blog, ma nella maggior parte dei libri le note sono in chiusura di capitolo o addirittura alla fine.
C’è chi sostiene che non sia elegante inserire una nota puramente di servizio, come ad esempio autore o edizione di un testo citato nel discorso, a piè pagina. Eppure spesso le note sono molto di più di un nome.
Soprattutto nel caso di un testo complesso oppure che tratta un argomento di cui non so molto, mi piacerebbe davvero poter leggere le indicazioni, gli approfondimenti o i riscontri riportati in nota senza dover perdere il filo andando a cercare la pagina in cui si trova la nota che mi interessa in quel momento.
A volte per pigrizia o per non distogliere l’attenzione dal testo principale, la nota non la leggo proprio.
Oppure come mi è successo oggi con Petrolio di Pier Paolo Pasolini (edizione Mondadori) ritorno indietro e mi rileggo anche tutte le note che ho saltato fino a quel momento perchè altrimenti non avrei colto i suoi rimandi ad altre opere letterarie e non avrei capito quasi niente delle sue descrizioni dei vertici dell’Eni.
Cercando di capire cosa spinge gli editori a optare per una soluzione anzichè per un’altra, ho trovato questo sito che spiega in modo interessante cos’è il peritesto, ovvero quali e come sono le parti più estetiche del libro: la copertina, il frontespizio, il titolo, ecc… e anche le note.
Posto che la scelta di inserire le note a piè pagina o in chiusura è condizionata dalla facilità (e suppongo quindi dai costi) di stampa del libro e non da riflessioni estetiche o funzionali, il mio appello agli editori è questo: se proprio non vi riesce di mettere le note a piè pagina, almeno mettetele tutte insieme in fondo. Infatti quando le note sono in chiusura di capitolo la numerazione ricomincia sempre, e se i capitoli sono brevi si confonde facilmente la fine di uno con quella dell’altro e capire di quale nota si sta parlando esaspera un po’ il lettore, che è sempre meno attento e paziente di quanto gli piacerebbe essere.

